Come avete passato il fine settimana? Io benissimo, tanto sole, tanto mare e
soprattutto in compagnia di uno splendido libro di cui oggi vi parlerò.
Si tratta di “83500”
libro d’esordio di una nuova scrittrice italiana Michela Monti, edito GDS
Ho iniziato a leggere questo libro con poche informazioni
sulla trama e tante aspettative, che fortunatamente non sono andate deluse.
Melice Redding è imprigionata nel braccio della morte di un
carcere di massima sicurezza, del crimine commesso e per cui si trova in stato
di detenzione, non ricorda nulla.
La sua amnesia risale al momento del parto di sua figlia
Sedie, che subito dopo essere nata le è stata strappata dalle braccia.. a quel
tempo Melice era già stata condannata per omicidio.
Attorno a lei, nel grigio e freddo carcere che la “ospita”
un gruppo di donne altrettanto disperate, assassine in attesa del loro ultimo
giorno di vita, e Gab, il guardiano di anime che sembra particolarmente
interessato alla nostra protagonista.
Sarà Gab stesso a dare a Melice un piccola possibilità di
sopravvivere e ritrovare sua figlia, Melice infatti potrà tornare indietro nel
tempo e rivivere quello che le è capitato in passato, cercando di evitare l’omicidio
per cui è stata condannata.
Senza ricordi passati o presenti, Melice accetta, e dal buio
della sua prigione verrà catapultata nella luce intensa della sua vita
precedente.
Ma chi è in realtà Melice Reeding, che cosa le è capitato di
così terribile dieci anni prima per indurla a commettere un omicidio, e
riuscirà ad evitare di compiere gli stessi errori?
“83500”
mi ha conquistata dalla prima riga, l’autrice ha un stile schietto, a tratti
cupo, ma pur sempre determinato e reale, che riesce a farti immergere immediatamente
nella storia, senza lasciarti un attimo di respiro.
Dalle prime pagine buie e cupe vissute all’interno del carcere, ci si ritroverà
improvvisamente catapultati nella
sfavillante vita di Melice, tanto che ho sentito questo passaggio come una
ventata di aria fresca.
Ad ogni pagina si vivrà a stretto contatto con lei, con le sue ansie e il suo carattere
spigoloso e testardo, con il suo dolore tanto da volerla stringere a se e
confortarla, con il suo amore per la vita e la sua grinta.
Un thriller intenso, in cui l’autrice ti accompagna per mano
fino alle ultime pagine, lasciandoti poi cadere in un finale ricco di colpi di
scena e situazioni inaspettate.
Ho pensato tanto alla foto da mettere, non ero convinta,
almeno non fino ad ieri quando l’autrice stessa, dalle pagine del suo libro, mi
ha suggerito la via con le sue parole:
“Puoi distinguere una goccia di rugiada da una lacrima? Il
petalo di due rose diverse, il profumo della pioggia in paesi che si
combattono, puoi distinguerli? .. Una
vita è una vita. Non importa da dove arriva, il suo valore è immenso”
Non è stato quindi difficile scegliere questa immagine di
Klimt… perché Melice Reeding sarà anche una donna incarcerata, un’assassina, non ricorderà nulla del suo
passato, ma soprattutto e prima di tutto è un madre.. e per leggere questa
storia questa è l’unica cosa che conta.
Con queste mie parole spero di avervi convinto a leggere
il libro, potete trovarlo su IBS a questo LINK , con tutte le porcherie che si trovano
nelle librerie in questo periodo e che assolutamente non meritano i primi posti
in classifica che occupano, vi chiedo di dare la possibilità ad una storia
vera, intensa , che non vi lascerà indifferenti!
Finalmente è venerdì e questo WeekEnd scappo al mare per godermi in pace queste ultime giornate di sole.
Questa mattina vorrei parlarvi di un nuovo libro in uscita per la Mondadori.
Si tratta di "Un bacio dagli abissi" scritto da Anne Greenwood Brown, in uscita il 18 Settembre.
Il libro si presenta con una cover spettacolare che mi ha convinto all'istante ad averlo nella mia libreria!!
Lily è felice perché trova che il suo nuovo amico Calder sia un ragazzo davvero a posto... ma lui in realtà nasconde un inimmaginabile segreto: appartiene ad una stirpe di sirene e tritoni assassini, che vivono nei Grandi Laghi e si nutrono dell'energia degli esseri umani. Spinto dalle sue sorelle, il ragazzo dovrà emergere dall'acqua per uccidere l'uomo che causò la morte della loro madre. Ma quell'uomo è il padre di Lily e l'unico modo che Calder ha per avvicinarlo è quello di sedurre sua figlia. Abituato ad ammaliare le ragazze con la sua faccia d'angelo, Calder scopre che Lily è una ragazza molto speciale: si veste con abiti retro, ha un volume di poesie da cui non si separa mai e, soprattutto, non cade subito ai suoi piedi, costringendolo a passare molte giornate insieme. E in queste giornate, proprio mentre Lily inizia a capire che le leggende dei laghi hanno un fondo di verità e le acque profonde potrebbero riservare pericoli mostruosi, Calder si innamora perdutamente di lei.
Che ne dite vi sentite ispirati da queste nuove creature marine? Io spero di riceverlo presto e poterlo leggere in anteprima per voi! Con questo vi saluto e vi auguro uno splendido WeekEnd! Un bacione Monica
Che si dice di bello? Evito di raccontarvi che a Bologna sta tornando caldo vero? La cosa mi innervosisce alquanto, io stavo così bene nei giorni scorsi!
Veniamo a noi, oggi volevo farvi vedere qualche foto dei nuovi arrivi nella mia personalissima libreria!
Questa mattina mi è arrivato "La colonia sommersa" Edito Fazi che ringrazio tantissimo! Del libro vi avevo parlato qui e sono straconvinta che mi piacerà, già la cover così colorata mi mette di buon umore.
Il secondo libro è targato GDS Editore ed è stato scritto da Michela Monti. Si intitola "83500" e ve ne avevo già parlato in questo post. Lo sto leggendo in questi giorni e devo dire che mi ha preso fin dalle prime righe, cupo, ansiolitico, non lascia un attimo di respiro!
Il libro mi è stato consegnato dall'autrice stessa come potete vedere in questa foto!
Infatti Michela lo scorso Weekend ha partecipato alla Fantasy Itacon che si è tenuta a Bologna.. potevo farmi scappare la possibilità di incontrarla di persona?
Avevamo già scambiato qualche chiacchiera su FB e in un fantomatico Castello virtuale tanto tempo fa, ma conoscere queste persone dal vivo non ha prezzo!! Sicuramente dopo aver terminato la letture seguirà anche una bella intervista.. ho già mille domande in mente!
Nel caso qualcuno di voi abbia voglia di acquistare subito il libro senza aspettare la mia recensione su Ibs potete trovarlo qui: LINK IBS
Qui continua a piovere, fa fresco, e io non mi lamento di certo.. con tutto il
caldo che abbiamo patito questa estate finalmente mi sento bene!
Torniamo a parlare di libri che ne dite?
Prima di partire vi avevo detto che la mia amica Sara mi
aveva prestato qualche libro da leggere durante le vacanze, e la ringrazio tantissimo
perché i primi due che ho letto in Francia mi sono piaciuti molto.
Il primo è stato “E finalmente ti dirò addio” di L. Oliver.
Avevo sempre sentito parlare bene di questa autrice, ma non
mi era mai capitato di leggere qualcosa di suo.. peccato perché mi sono
innamorata immediatamente del suo stile.
Samantha Kingston ha tutto quello che un'adolescente
potrebbe desiderare: il ragazzo più bello della scuola, tre amiche fantastiche,
un'incredibile popolarità. Quel venerdì 12 febbraio si preannuncia come un
altro giorno perfetto nella sua meravigliosa vita. Invece non andrà così,
perché quella sera Sam morirà. Tornando con le sue amiche in macchina da una
festa avrà un incidente. La mattina seguente, però, la ragazza si risveglia
misteriosamente nel suo letto ed è ancora il 12 febbraio. Sospesa fra la vita e
la morte, Sam continua a rivivere quella sua ultima giornata. Ogni volta si
comporterà in modo diverso, cercando disperatamente di evitare l'incidente che
la farà morire. Ma riuscirà a uscire da quell'incubo solo quando capirà che non
è per salvare se stessa che continua a tornare.
Devo dire che leggere questo libro per me non è stato
assolutamente facile. Durante le prime pagine ho provato immediatamente
antipatia per Sam e le sue amiche, quel loro modo di atteggiarsi, di
spadroneggiare all’interno della scuola, di sentirsi superiori a tutto e tutti
mi ha dato veramente fastidio.
Probabilmente tutto questo deriva dal fatto che quando io andavo a scuola non ero
particolarmente popolare (e neanche volevo esserlo) e soprattutto nel periodo
delle medie ho vissuto momenti non facili, che hanno accentuato le mie
insicurezze.
Insomma iniziare il libro non è stato semplice, una pagina
su due avrei voluto lanciarlo contro la finestra .. ma sapendo che era di Sara
e non mio ho evitato (XD Sara tranquilla il libro sta bene!)
Scherzi a parte, superata l’antipatia per la protagonista,
mi sono immersa nella lettura e mi sono ritrovata tra le mani un libro
semplice, ben scritto, intenso e commovente.
Questo continuo ritornare al giorno della morte di Sam non
risulta per nulla pesante, perché ogni giorno si arricchisce di particolari e
colpi di scena.. Sam dovrà capire quanto di sbagliato c’è nella sua vita e cosa
deve fare per porre rimedio agli errori passati.
La Oliver riesce a tracciare una storia ricca che si legge
tutta d’un fiato, che non vi lascerà via di scampo e vi trascinerà verso un
finale che di scontato non ha proprio nulla!
Ogni singolo protagonista è ben caratterizzato, le pagine si susseguono in un
vortice di emozioni come incredulità, disperazione, paura, rabbia e speranza.
Lo consiglio sicuramente ai ragazzi più giovani che potranno
capire che la fama e il successo non sono poi così importanti nella vita, è più
importante quello che pensano e come agiscono verso il prossimo, perché ogni
azione commessa porta sempre con se una conseguenza.
Tuttavia credo che anche un pubblico più adulto possa
apprezzare questa scrittrice, adesso che finalmente l’ho scoperta non vedo l’ora
di leggere altri suoi libri.
Veniamo infine alla foto ispirata al libro, questa volta non
è stato facile trovare qualcosa di adatto, ma alla fine ho pensato alla parola “Solitudine”
che si sposa bene con il contesto del libro.. e ho trovato questa foto:
Credo che parli da sola e che non ci sia bisogno di troppi
commenti, perché in realtà nonostante Sam sia circondata da amici e da feste
memorabili, dalla fama e dal successo, nel momento della sua morte è con se
stessa che dovrà fare i conti.
Come state? Qui a Bologna finalmente è arrivata la pioggia e ha portato con se temperature fresche che mi fanno dormire benissimo senza dover accendere in continuazione l'amato/odiato condizionatore.
E' arrivato il momento di parlare un po' delle mie vacanze, nei mesi scorsi vi ho stressato all'inverosimile riguardo al mio desiderio di trasferirmi in Francia e quindi ... e quindi NIENTE ancora non vi dirò se sono riuscita a trovare casa! XD
Prima di tutto vorrei farvi capire PERCHE' mi piacerebbe trasferirmi in questo posto, cosa ha di tanto speciale.
Come vi spiegavo, Etretat si trova in Normandia, le sue scogliere hanno fatto da sfondo alle storie del famoso ladro Arsenio Lupin, e pittori famosissimi come Monet le hanno ritratte nei loro quadri.
E' una cittadina di mare, con una bella spiaggia composta da ciottoli che servono a proteggere il lungo mare durante le burrasche invernali, e vi devo dire che rispetto a quattro anni fa (quando l'avevo già visitata) i turisti si sono moltiplicati come funghi. Nei fine settimana era quasi impossibile riuscire a girare per le strette stradine del paese, i ristoranti erano sempre pieni e i bambini giocavano felici sulla spiaggia.
Questa vacanza è stata decisamente baciata dal sole, su quindici giorni abbiamo preso la pioggia solo durante i primi pomeriggi, la cosa è piuttosto insolita perchè la Normandia, un po' come l'Inghilterra, è famosa per le sue estati piovose.
Grazie a queste giornate meravigliose è stato possibile scattare foto di tutti i tipi, e questa mattina vorrei farvi assaporare i meravigliosi tramonti di Etretat.
Insieme a mio marito Davide e al cagnolino Orazio tutte le sere ci recavamo sul lungomare dove io potevo fotografare il mare e le scogliere da tutte le angolazioni.. queste sono le foto che amo di più
Ogni foto mi ricorda un momento particolare e per me ha grande significato, una risata, la caccia ai gabbiani di Orazio, lo stare bene come ci si sente solo quando si è a casa.
Lo so che può sembrare strano, ma sia mio marito che io ci siamo sentiti da subito parte di tutto questo e speriamo un giorno di poter coronare il nostro sogno!
Come sempre le foto sono di mia esclusiva proprietà! Se qualcuno fosse interessato ad acquistare per poster o quant'altro potete contattarmi al seguente indirizzo mail fuocoblu22@gmail.com
Spero che queste immagini possano scaldarvi il cuore, esattamente come succede a me ogni volta che le guardo, per il momento vi saluto e alla prossima puntata di "Un'avventura chiamata Francia" dove vi racconterò le case viste e quello che abbiamo deciso :)
Incredibile ma vero, sono felicissima che oggi sia lunedì, perchè ritorna la nostra amatissima rubrica "Ritratto di Signora" ideata in collaborazione con la mia fuxionipote Miki e il suo blog Miki in the Pinkland
Questo mese la rubrica ospita il ritratto del nostro Michele, conosciuto anche come Mr. Ink .. un ritratto insolito e molto originale che ha commosso tutte noi!
Speriamo che possa piacervi.. buona lettura.
Buon
viaggio..
Una cortina di fumo mi circonda, a tal punto da impedirmi di
vedere anche a un palmo dal naso.
Sembra
formata dagli sbuffi di ghiaccio secco di un concerto rock o, se non fossi
consapevole di come sono giunto a questo punto, direi che è merito dei fumi che
circondano le astronavi aliene nei film di serie B.
Questo non è un film di
fantascienza e, soprattutto, non ho viaggiato in compagnia di E.T tra pianeti
sconosciuti. Ma ho viaggiato.
E tanto..Ho
attraversato gli anni e gli oceani, facendo una falla nel presente e
affacciandomi in un passato che pensavo di conoscere.
Tutto per vederla.
La
prima cosa che mi colpisce degli anni '60 è il fumo. Credetemi se vi dico che
sarebbe il paradiso su misura per Italo Svevo! Fumano tutti e fumano ovunque.
Fuma il tipo che mi guarda, sospettoso, da sopra il giornale. Fumano l'uomo
corpulento dietro il bancone, l'addetta alle cucine e la cameriera sorridente
che, in questo momento, mi si avvicina. Se non fosse per la sigaretta che le
pende tra le labbra rosse, somiglierebbe alla perfezione alla vecchie modelle
che si vedevano all'epoca delle prime Coca-cola.
Incrociando il suo sguardo,
scuoto il capo. La mia accompagnatrice non è ancora arrivata. Una mezz'ora di
elegante ritardo. Mi aspettavo peggio, conoscendo il personaggio.
Poi sento il
rumore metallico di una collana che oscilla, una donna si schiarisce
delicatamente la voce. Sollevo lo sguardo e, improvvisamente, non sono più
tanto sicuro di non essere sbucato in una galassia lontana. I denti sono perle
bianche, il sorriso è una linea ondulata e colorata di rossetto che illumina un
volto dalla bellezza inimitabile. I capelli sono di un biondo che nessun
parrucchiere riuscirà mai a emulare e nessuna
telecamera, per quanto sofisticata, riuscirà a cogliere. La guardo sfacciatamente
e mi ripeto che forse non è di questo mondo.
Si china su di me emanando
deliziosi sbuffi di profumo a ogni passo, mi passa la mano sotto il mento e,
con una smorfia simpatica, mi chiude la bocca spalancata. Una nuvola di Chanel
n°5 per la figura di merda più colossale dei miei diciotto anni! Arrossisco
violentemente e, con gli occhi chini, stringo il mio taccuino tra le mani.
Lei
ride e il mondo smette di fare rumore. Gli occhi sono puntati su di lei,
protagonista di uno spettacolo “sold out” che continua anche nella sua vita
privata. Niente privacy, niente segreti che non siano già stati spiattellati
sui rotocalchi dell'ultimo mezzo secolo. « Don't worry, Michele. Non sarebbe
comunque la prima volta che capita». La sua voce è un musicale mix di italiano
e americano, con le vocali leggermente aperte e le “c” strascicate in dolci
fruscii di parole. Non credo abbia mai girato nemmeno un film da noi, ma nel
regno della mia mente ha più risorse lei di Google Translate. «Avrei immaginato
baffetti da bibliotecario, un raccapricciante riporto e un papillon sfatto.
Non.. te...». Balbetto qualcosa di incomprensibile e mi avvento sulle domande.
Lei ascolta attentamente con le gambe accavallate e la scarpa dal tacco grigio
champagne sembra tracciare, nel frattempo, circonferenze immaginarie nell'aria.
Sa già cosa chiederò, e non vorrebbe ascoltare. Ora è lei a evitare il mio
sguardo e i suoi occhi azzurri si perdono in ricordi in cui quella bimba
riccioluta è soltanto una faccia in bianco e nero in una foto di gruppo. La
protagonista di una tragedia familiare che non è la sua.
Adesso tutti conoscono
il suo nome e nessuno può ferirla. Lei è Marilyn, Norma Jeane non c'è più.
Quella ragazzina è stato un errore portato in grembo per nove mesi. Una figlia
non voluta; un errore all'anagrafe, nato dall'unione dei nomi di battesimo di
due dive del dopoguerra: Norma Talmadge e Jean Harlow.
Una svista come lo è
aggiungere una “e” di troppo. Nacque nell'estate del 1926, ma il suo cuore fu a
lungo tormentato dal rigore di un inverno perenne. Una madre fragile e
incostante, degli zii soffocati dal fanatismo religioso, una felicità fugace
sotto il tetto di un'amica di famiglia e poi gli orfanotrofi, gli orfanotrofi,
il sesso scoperto ancora da bambina e un circolo di violenza e privazioni –
alimentato da famiglie lampo, da papà dalle mani troppo lunghe e da carcerieri
rimasti ancora senza volto. Improvvisamente, l'indipendenza.
Un nuovo nome, un
nuovo colore di capelli, un nuovo modo di atteggiarsi e sorridere. Studiato per
piacere, sfondare, farsi amare e riempire un vuoto dalle proporzioni di
un'infanzia sottratta. I suoi occhi troppo azzurri mi parlano di un destino
d'attrice scritto anche all'anagrafe, degli uomini sbagliati, dell'amore più
intenso che si è rivelato soltanto bieco possesso, dei soldi che, aveva
creduto, potessero renderla felice.
Però continua a non dire niente, mentre io
porto finalmente a termine la prima di una serie di noiose domande che,
immagino, avrà sentito già mille volte. Osservo il collo candido che sbuca da
un dolcevita nero, il carnoso neo sul labbro destro, le sue forme morbide che
sovvertono completamente le silhouette filiformi che falcano le passerelle
odierne e, soprattutto, osservo quegli occhi tremanti che cercano una via
d'uscita. Che mi chiedono già basta.
Mi appare nella sua vera essenza, una
bambola di ceramica con troppo trucco che ha imparato a vivere delle attenzioni
altrui: indifesa, immensamente piccola nel suo metro e sessantasei, la bimba
dal pianoforte scordato - che era un tempo e non è mai stata - alla mercé di un
orco cattivo e dispettoso. Così come si era calato, il sipario torna ad
alzarsi. Mi si avvicina di nuovo e di nuovo vacillo sulla mia panca. Mi sposta
il ciuffo dagli occhi e, mordendosi la lingua come una bimba alle prese con una
marachella, mi sfila gli occhiali da vista. I suoi occhi rimpiccioliscono
dietro i vetri spessi dei miei Ray Ban e li storce con uno sbuffo irriverente.
Tende le mani nel vuoto, come se volesse acchiapparmi.
Eccomi, le dico nella
mia mente. Prendimi.
«Uh, sembri così piccolo», sghignazza, e,
indicando il massiccio barista: «Pensa che lui lo vedo come uno dei Puffi! Un
grosso Puffo arrabbiato, e rosso come un peperone!». Hulk, lì, risponde con un
grugnito e Marilyn controbatte con un'altra risata argentina, che scema nel
pugno che si porta alla bocca, simulando un mal riuscito attacco di tosse. Lei
è cosi. Pazza e meravigliosa. Un miracolo che, la notte, si oscura dietro un
banco di malinconia. «Penso sia l'ora di andare via. Sei un bel ragazzino, ma
non credo che le storie che ti porti dentro e i libri che ti porti appresso
possano fare qualcosa contro le nocche di quel bruto. Voglio portarti nel mio
posto segreto». Io sto scappando insieme a Marilyn Monroe.
I flash dei
paparazzi in strada, la sua mano attorno al mio braccio, lo scalpiccio di piedi
in fuga, un'oasi di pace in piena New York. Sfrecciamo dinanzi alle vetrine
luccicanti di Tiffany e potrei giurare di aver scorto un tubino nero, una
collana di perle e un paio di Ray Ban scuri, certamente più famosi dei miei,
riflessi tra gli ori e i diamanti. Audrey e la sua strana e celebre colazione:
la più dolce.
Imboccato un vicolo sperduto, ci troviamo davanti a un negozietto
dal parquet lucido e dall'odore di cera e sandalo ad aleggiare, simili a note
ancora inespresse, tra le scale a chiocciola e i tasti in bianco in nero. Un
trilione di tasti per un mare in cui, a galleggiare, ci sono pianoforti di ogni
foggia e colore.
La presa di Marilyn si fa più intensa e la sua voce lascia
trapelare un brivido di emozione: «Questo è il mio rifugio. Nemmeno i colpi di
cannone potrebbero affondarmi su questa nave che - al posto delle vele, della
poppa e di quello strano sterzo che gira.. mmm.. come si chiama? - ha 88,
piccole scialuppe di salvataggio in cui barricarmi».
Volteggia su sé stessa in
un ciclone di balze perfettamente stirate e sorride riconoscente alla coppia di
anziani che la osserva da dietro la cassa. Sono loro i proprietari di questo
castello in cui la ragazza che ha tutto può sentirsi una vera principessa. Le
sue dita scivolano sui tasti di un piano a coda, dando vita a una trascinante
scala musicale che rompe il silenzio. «88», mormora, «il numero perfetto. L'infinito che guarda in faccia l'infinito.. Non ho mai avuto un piano tutto
mio. Non ho mai avuto nulla, in verità, che fosse tutto mio. Nella cittadina in
cui sono cresciuta, mi incantavo a contemplarli dalle finestre affacciate sul
negozio di musica, poi, una delle mie tante mamme, l'ha comprato di seconda
mano da un'ex stella del cinema muto. Era scheggiato, rotto, scordato, ma aveva
ancora tante cose belle da dire. Distrutto e annientato come questo cuore mio,
ma con ancora tante melodie da cantare».
E' allora che noto le occhiaie coperte
da un velo di fondotinta, le rughe scavate dal dolore, un ghigno sofferente
mascherato da sorriso. La sua vita la conoscono tutti, ma ora mi darà un
frammento inedito di sé stessa. La vecchia e la nuova lei si incontrano a bordo
di quella zattera di salvataggio dal suono incantevole. Canta per me, canta perché
certe parole non possono rimanere non dette.
“Pensavano
di potermi ferire, di riuscire a buttarmi giù.
Ho
sofferto ogni offesa, ma ora mi elevo al di sopra di tutto.
Sì,
il prezzo che ho pagato era tutto ciò che avevo, ma se
qualcosa
di buono può venire dal male, il passato può riposare in pace.
Quindi,
se vedete qualcuno che soffre e ha bisogno di una mano,
non
dimenticatemi, o se sentite una melodia triste di una mezza coda,
beh,
non dimenticatemi. Quando cantate “tanti auguri” a qualcuno che amate,
o
vedete dei gioielli che vorreste fossero gratis, lasciate che brilli come
se
fossi la vostra stella. Ma dimenticate ogni uomo che ho incontrato,
perché
hanno vissuto solo per controllarmi. Per un bacio hanno pagato mille dollari,
ma
hanno messo all'asta la mia anima per cinquanta centesimi!
Ma
non hanno comprato me quando hanno comprato il mio nome ed ecco
perché
vi prego di non dimenticarmi. Ci sono persone che per brillare
non
possono farlo da sole, quindi proteggetele e abbiatene una cura speciale,
abbiatene
cura.. Quando guardate il cielo con la persona che amate,
e
una luce brilla lontana, spero che vediate il mio viso e che diciate una
preghiera,
e,
vi prego, fatemi diventare quella stella”
Una sua lacrima cade al suolo e io svanisco in essa. Una
lacrima per coloro che sono vittime dei demoni della giovinezza e della fama.
Una lacrima per chi, a proprie spese, ha imparato che i soldi non possono
comprare l'affetto di una famiglia, l'amore e il calore di una persona che ti
stringe a sé. Una lacrima per scoprirsi sveglio nella propria stanza, davanti
allo schermo di un pc che, fino a poco prima, era un lenzuolo bianco. Mia mamma
mi passa accanto e mi scuote i capelli, via le cuffie dell'ipod dalle orecchie.
«Dove sei stato di bello, Michè?», dice prendendomi in giro. Sto al gioco, e
rispondo: «Da un'amica.. Da un'amica..».Forse
è una bugia, ma sul viso sento l'ombra di un suo bacio. Dentro, l'eco di un
vuoto che - contro i luoghi comuni e la negligenza dei bigotti col dito puntato
- ho imparato a capire.
Nota: Quest'idea mi è venuta per caso, quando mi sono
accordo che mancavano poche settimane al mio turno nello scrivere un post per
questa bella rubrica. Ahimè, non mi sono affidato alla lettura di biografie o
romanzi – amici e parenti, tuttavia, mi parlano benissimo di Vivere e morire
d'amore, di Alfonso Signori e La mia settimana con Marilyn, di Colin Clark - ma mi sono lasciato ispirare dallo
splendido film con Michelle Williams e Eddie Redmayne (La mia recensione qui ) e
dalla serie musicale Smash, a un cui brano (Don't Forget me) è ispirata
interamente la canzone intonata dalla mia “amica per un giorno”. Il titolo di
quest'avventura riprende, invece, quello del romanzo Cercando Alaska, di John
Green. Un'altra incognita bionda alle prese con gli spettri dei suoi giovani
anni. Al prossimo mese, Mr. Ink.
Grazie mille a tutti per l'attenzione e ci vediamo il prossimo mese! Monica, Miki, Michele, Clara, Fede e Francesca
Approfittando del fatto che oggi è un po’ più fresco (ma non tanto poi.. c’è un’umidità
pazzesca ç_ç) ho pensato di postarvi una ricetta veloce che ho preparato l’altra
sera.
Si tratta della pasta con funghi e pancetta.
Ingredienti per 3 porzioni (io devo considerare che Davide
al lavoro non ha la mensa quindi ne faccio sempre di più e il giorno dopo se la
porta al lavoro)
Pasta 4 etti
Funghi (in questo caso ho trovato i galletti che sono
buonissimi e ne ho prese 2 confezioni da 200 gr ma vanno bene anche i funghi
champignon )
Pancetta dolce a cubetti: 2 confezioni da 200 gr cad
Sale, pepe, olio QB
Prima di tutto dovete lavare bene i funghi e togliere tutto
il terriccio, lasciarli sgocciolare e passarli in padella.
Farli cuocere con un filo d’olio fino a quando l’acqua che
fuoriesce dal fungo a contatto con il fuoco non sarà quasi asciutta, a quel
punto aggiungere la pancetta e lasciarla dorare leggermente insieme ai funghi.
Una volta raffreddato il tutto passare una buona parte di
funghi e pancetta nel tritatutto (lasciarne un po’ in padella per guarniere il
piatto) fino a raggiungere un composto omogeneo (sembra quasi una crema)
Cuocere la pasta e una volta scolata, aggiungere un filo d’olio
crudo, amalgamare pasta e composto
ottenuto mescolando più volte per far si che tutta la pasta ne venga ricoperta.
Per finire aggiungere i pezzi di fungo e pancetta che
avevate lasciato in padella e servire.