un po' insonnolita causa temporale notturno, che mi ha svegliata prestissimo, vi lascio la mia recensione di un nuovo libro.
Quante volte Franny Banks, passeggiando sulla Quinta Avenue con gli anfibi e l'uniforme da cameriera, si è detta: Un giorno, forse, camminerò su questa strada con i tacchi alti e il portamento da vera diva. Quando è arrivata a New York, aspirante attrice e aspirante molte altre cose, Franny aveva un piano: sfondare nel cinema nel giro di tre anni. Ora ne sono passati due e mezzo, e le cose non stanno andando esattamente come sperato. La sola parte che ha ottenuto è stata in uno spot pubblicitario di imbarazzanti maglioni natalizi, e gli unici fan sono i suoi due coinquilini. Forse è il caso di trovarsi un piano B, come le consigliano tutti: Franny già si vede mentre torna a casa da suo padre, sposa l'ex fidanzato storico e "si sistema". Eppure, dentro di sé, sa che non è ancora pronta a tradire il suo sogno e non vuole rinunciare a seguire le orme dei suoi idoli: Diane Keaton e Meryl Streep. La svolta arriverà inaspettata, come in una battuta fuori copione: un giorno, durante lo spettacolo di fine corso alla scuola di recitazione, Franny cade rovinosamente sul palco. Sembra la fine della sua carriera mai decollata, e invece sarà il vero inizio. Tra esilaranti avventure sul set, incontri bizzarri, provini assurdi e un amore inatteso, Franny scoprirà che la vita può sorprenderti molto più di un film.
Che delusione! La mia recensione non può che iniziare così.
Ero partita piena di aspettative su questo libro, adoro la sua autrice Lauren Graham, meglio conosciuta come Lorelai Gilmore del telefilm "Gilmore Girls", ed ero davvero curiosa di vedere come se la cavava come scrittrice.
Ve ne avevo già parlato nella rubrica "In lettura", il libro non mi stava entusiasmando, ma speravo si riprendesse, almeno nel finale. Purtroppo non è stato così!
Non so esattamente cosa mi aspettassi, forse un libro frizzante e divertente, ed invece mi sono ritrovata in compagnia di una protagonista insicura, a tratti divertente, ma che per la maggior parte del tempo mi ha fatto venire il mal di testa.
Franny Banks è un'aspirante attrice, immersa nella frenetica New York degli anni '90, quando serie televisive come "Friends" e "E.R" non erano ancora famose. Non so se l'intento dell'autrice fosse quello di descrivere i suoi esordi, ma sta di fatto che le insicurezze della sua protagonista a me hanno messo ansia.
Per quasi tutto il libro è un rincorrersi di dubbi e indecisioni su ciò che Franny deve fare per far decollare la sua carriera.
Potrei tranquillamente riassumere il libro così:
"ok faccio l'audizione, ma andrà bene? andrà male?
Perchè se va bene allora posso pagare l'affitto.. ma se poi vado all'audizione
e mi perdo per strada e arrivo tardi al lavoro come faccio? Ma sarò in grado? Sono
magra? Sono grassa? Tacchi a spillo o anfibi? Odddio cosa mi metto? che faccio?
Non so voi, a me sta di nuovo scoppiando il cervello!
Capisco le indecisioni, capisco la realtà nuda e cruda di un ambiente spietato, ma quando leggo un libro di questo genere io vorrei divertirmi e rilassarmi. Purtroppo con questo primo libro della Graham non è successo, e ieri sera avevo quasi voglia di lanciarlo dalla finestra (ma non potevo visto che si trovava all'interno del mio Kindle).
Il libro non decolla, non mi ha trasmesso nulla a parte qualche scenetta divertente di tanto in tanto.
Non so se è un problema mio, visto che in giro ho letto diverse recensioni positive, ma a questo punto faccio fatica a consigliarlo.. decidete voi se leggerlo o meno.
Anche da voi fa caldo? Io sono appena tornata dalla spesa e sono stravolta.. ci sono ventisette gradi fuori O.O se penso che tra un po' devo anche andare a correre mi viene da piangere.. HELP ME!
Volevo ringraziarvi ancora per tutti i commenti che mi avete lasciato per il terzo compleanno del blog, sono veramente commossa e felice!!
Veniamo a noi, oggi vi faccio vedere qualche nuovo arrivo cartaceo della mia libreria:
Grazie alle case editrici ho ricevuto:
Dopo WOOL, il secondo capitolo della saga distopica che ha conquistato gli Stati Uniti.
Cosa faresti se fossi costretto a sopravvivere mentre tutti coloro che hai amato sono morti? E se l’unico luogo sicuro fosse sepolto metri e metri sottoterra? Siamo all’inizio del silo, prima di Wool. In un futuro a meno di cinquant’anni da noi, il mondo è ancora come lo conosciamo. Il tempo continua a scivolare tranquillo, ma la verità è che sta per scadere. In pochi sanno quello che il futuro ha in serbo: solo gli uomini al potere, che si stanno preparando in segreto per qualcosa di terribile. Due invenzioni fondamentali cambiano il corso della storia: una tecnologia in grado di rallentare l’invecchiamento, e una pillola capace di eliminare ogni brutto ricordo. L’umanità, nello stesso momento, scopre i mezzi per causare la propria disfatta totale e il modo per dimenticarsene. È un percorso che porterà alla distruzione, un percorso che ci porterà sotto terra. La storia del silo sta per essere scritta, il nostro futuro sta per iniziare.
Claustrofobico e inquietante, Shift si immerge sempre più nelle profondità dei silos, guidandoci fino alle loro origini. In un susseguirsi di rivelazioni, le domande di Wool trovano qui una risposta. O meglio, una delle tante possibili. In attesa di Dust, capitolo conclusivo dello straordinario mondo creato da Hugh Howey.
Dopo la morte di sua moglie, portata via da un tumore improvviso, l'ex
reporter David Raker cerca di rimettere insieme i pezzi della propria vita risolvendo su commissione i casi di persone scomparse. Il caso di Alex Towne è uno di questi. Ma Alex Towne non è semplicemente scomparso: Alex Towne è morto in un incidente d'auto, così brutalmente che gli inquirenti hanno dovuto identificare il suo cadavere dall'impronta dentale. Pur sapendo che si tratta di un caso disperato, David accetta l'incarico quando la madre di Alex gli confida di essere certa di aver visto il figlio in strada un anno dopo la sua morte. Durante la sua ricerca della verità ai margini del disagio esistenziale in un'Inghilterra contemporanea cupa e disperata, David si ritroverà invischiato in un labirinto di segreti e rivelazioni sconcertanti, scoprendo così di essersi cacciato in un'indagine dai risvolti ben più complicati e perversi del previsto. Sepolti nel passato di Alex giacciono i ricordi di una vita da dimenticare e l'ombra inquietante di un sospetto: a volte la morte può non essere solo un doloroso passaggio verso un'altra vita...
Grazie ad un paio di scambi ho ricevuto:
Il 16 giugno del 1988 in un'agenzia giornalistica di Amburgo, legata a Greenpeace, arriva un inquietante fax dal Cile. Secondo il messaggio, la nave giapponese, Nishin Maru, ha perso diciotto marinai, insieme a un numero imprecisato di feriti, e ha subito gravi danni. Il giornalista che riceve il fax, esule dal Cile, suo paese d'origine, per motivi politici, decide di tornare a casa e dedicarsi al caso della Nishin Maru. Durante le indagini giunge alla conclusione che la baleniera, ufficialmente demolita a Timor, stava in realtà praticando illegalmente la caccia ai cetacei nei mari australi.
New York! New York! Al riparo dal traffico e dal trambusto cittadino dell'Upper West Side c'è un piccolo quartiere tranquillo vicino a Central Park dove, tra gli altri, abitano alcuni proprietari di cani. Vivere in un posto come questo, con un cane al guinzaglio, è come vivere in un piccolo villaggio. Persone spesso sole, riservate, talvolta un po' eccentriche, persone che mai si sarebbero incontrate altrimenti, si conoscono, stringono amicizia o si innamorano, a volte si lasciano. Succede anche a Jody, signora quasi quarantenne, di conoscere l'amore grazie al suo cane, un grosso pit bull femmina di nome Beatrice che lei adora. Perché i cani fungono da veri e propri cupidi, obbligando i loro padroni a legare con altri esseri umani, a superare timidezze e inibizioni in un lieve e romantico minuetto.
E per finire, grazie alla dolce Alessia di "Il profumo dei libri" e al suo concorso per il compleanno ho ricevuto:
Lady Aileana non ha paura della notte: è nelle pieghe del buio che può compiere la sua missione. Non ha paura degli stretti vicoli di Edimburgo e dei pericoli che vi si annidano: è lì che può trovare le sue prede. Perché Aileana, giovane figlia del marchese di Douglas, nasconde un segreto: se di giorno è una perfetta gentildonna del diciannovesimo secolo, alle prese con gioielli, vestiti e feste scintillanti, di notte è una spietata cacciatrice di fate. Tutto è iniziato un anno prima, la sera del suo debutto in società: la stessa, tragica sera della morte di sua madre, uccisa da un essere soprannaturale. Da allora, Aileana sente dentro di sé una voce selvaggia che la sprona alla vendetta. Da allora, ha intrapreso un duro addestramento per imparare a combattere le fate: creature assetate di sangue che si nutrono dell'energia vitale degli umani. È stato Kiaran, il suo affascinante maestro, a fare di Aileana una guerriera, allenandola alla battaglia. E sarà lui a farle scoprire lo straordinario destino che l'attende. Perché Lady Aileana è l'ultima cacciatrice di un'antica stirpe, l'unica in grado di proteggere l'umanità la notte in cui tutte le fate si risveglieranno. La notte, ormai imminente, del solstizio d'inverno.
Che mi dite è un bel bottino? Io sono strafelice di tutti questi arrivi, e non so da che parte iniziare *:*
Tra l'altro sto aspettando altri libri, ottenuti grazie agli scambi (solo oggi ne sono arrivati due).. ma ve li farò vedere quando li avrò ricevuti tutti!
Oggi siamo qui riuniti per festeggiare
un evento importante.
Ahhaahah calma, calma non si sposa
nessuno.. è solo il terzo compleanno del blog!
Scrivo e al tempo stesso penso che sono
passati tre anni! Avete idea di quanti siano tre anni? Sono tantissimi e io non
ci posso credere di essere ancora qui!
Questo piccolo spazio nel tempo è
cresciuto grazie alla vostra partecipazione, io ci metto tutto il mio impegno,
ma senza di voi non sarebbe la stessa cosa.
Vorrei nominarvi uno ad uno, ma sono
sicura che perderei qualche pezzo per strada.. se state leggendo, sapete di chi
sto parlando!
Vi ringrazio per ogni singolo commento,
per l’entusiasmo e la carica che mi date ogni giorno, per le chiacchierate al
di fuori del blog, per le amicizie che sono nate negli anni e per quelle che si sono concretizzate!
L’altro giorno una mia amica ha scritto
che entrare qui è un po’ come entrare a casa, appena l’ho letto mi sono venute
le lacrime agli occhi, perché ho capito di aver raggiunto il mio obiettivo. Questo
spazio si è trasformato un po’ nella mia seconda casetta, qui condivido le mie
passioni e le mie inquietudini ed è bello farlo con voi.
Ma ora bando alle chiacchiere, è
arrivato il momento di premiare i miei fedeli lettori. Come ben sapete, avevo
indetto un piccolo concorso per festeggiare questa giornata insieme.
Prima di tutto vi invito ad andare sulla Pagina FB per vedere il bellissimo
album che ho creato con le foto che mi avete mandato, è stato davvero difficile
scegliere una cover vincente tra tutte quelle meraviglie!
In secondo luogo, ho pensato di
premiare qualche lettore in più con un piccolo regalo. In questi giorni mi sono
cimentata nell’arte del bricolage e ho preparato un po’ di segnalibri.. siamo
partiti da questo:
E siamo arrivati a questi:
Che ne dite? Vi piacciono? Ora dovete controllare la vostra mail, se trovate un mio
messaggio dovete solo inviarmi il vostro indirizzo e vi arriverà un segnalibro
originale "Made in Booksland".
Per finire, ho scelto la cover più
bella.. è stato un duro lavoro, ma alla fine sono arrivata alla conclusione che
la cover vincente poteva essere solo questa:
I colori, l’immagine, tutto di questa
cover mi ha conquistata! Caro lettore/lettrice controlla la tua mail, e
rispondimi entro una settimana a partire da oggi.. ti manderò i tuoi regali
quanto prima!
Bene ragazzi questo è tutto, oggi è una
giornata speciale per me, e spero di avervi inviato un po’ del mio entusiasmo!
Buongiorno e buon Venerdì a tutti!
Progetti per il fine settimana? Io riposo assoluto, e qualche bella passeggiata
se il tempo tiene.
Ritorna oggi la rubrica “In lettura” in cui vi parlo
del libro che sto leggendo e vi lascio un po’ di informazioni sullo stesso.
Da qualche giorno ho intrapreso un viaggio nella
caotica New York di “Un giorno, forse” di Lauren Graham
Titolo
Originale:
“Someday, Someday, Maybe”
E’ stato praticamente mantenuto il titolo
originale e penso che si sposi perfettamente con la trama.
Cover Disponibili:
C'è un'unica cover disponibile sia per il libro
originale, che per quello tradotto.
A parte il ponte, che da un’idea precisa dell’ambientazione, la cover non mi fa
impazzire.. la ragazza in bicicletta non si sposa perfettamente con l’idea che
mi sono fatta di Franny, la protagonista.
TRAMA:
Quante
volte Franny Banks, passeggiando sulla Quinta Avenue con gli anfibi e
l'uniforme da cameriera, si è detta: Un giorno, forse, camminerò su questa
strada con i tacchi alti e il portamento da vera diva. Quando è arrivata a New
York, aspirante attrice e aspirante molte altre cose, Franny aveva un piano:
sfondare nel cinema nel giro di tre anni. Ora ne sono passati due e mezzo, e le
cose non stanno andando esattamente come sperato. La sola parte che ha ottenuto
è stata in uno spot pubblicitario di imbarazzanti maglioni natalizi, e gli
unici fan sono i suoi due coinquilini. Forse è il caso di trovarsi un piano B,
come le consigliano tutti: Franny già si vede mentre torna a casa da suo padre,
sposa l'ex fidanzato storico e "si sistema". Eppure, dentro di sé, sa
che non è ancora pronta a tradire il suo sogno e non vuole rinunciare a seguire
le orme dei suoi idoli: Diane Keaton e Meryl Streep. La svolta arriverà
inaspettata, come in una battuta fuori copione: un giorno, durante lo
spettacolo di fine corso alla scuola di recitazione, Franny cade rovinosamente
sul palco. Sembra la fine della sua carriera mai decollata, e invece sarà il
vero inizio. Tra esilaranti avventure sul set, incontri bizzarri, provini
assurdi e un amore inatteso, Franny scoprirà che la vita può sorprenderti molto
più di un film.
Luoghi citati nel libro:
Il
libro è completamente ambientato a New York, ma non proprio una New York del
2014, ma quella del lontano 1995 quando il telefilm “Friends” era agli esordi e
“La valle dei Pini” era un must per la televisione.
Le
ambientazioni sono ottime. New York, caotica, isterica, pazza, riflette a pieno
la vita della nostra protagonista.
Prime impressioni:
Sono circa a metà libro e sono leggermente confusa. Per un' accanita
sostenitrice del telefilm “Gilmore Girls” è difficile scindere l’autrice di
questo libro, dall’attrice che sullo schermo ha dato vita a Lorelai Gilmore.
La
protagonista scelta da Lauren Graham, un po’ assomiglia a Lorelai. E’ frenetica,
pazza, sconclusionata e mi sta facendo girare la testa.
Il problema è che guardare le puntata di “Gilmore Girls” alla televisione è un
conto, perché durano circa cinquanta minuti e il telefilm è pieno di altri
personaggi secondari. Avere a che fare con Franny è tutto un altro paio di
maniche.
E’ come entrare dentro alla testa supercervellotica (non credo che si dica, ma
rende bene l’idea) di una trentenne che non sa bene quello che vuole, e dove sta
andando. Il suoi viaggi mentali mi destabilizzano e ogni tanto perdo il filo
del discorso.
Nell’insieme
il libro è carino e divertente, ma alcune parti risultano un po’ troppo pesanti
secondo me.
Spero
che la lettura migliori nel finale.
Ecco qui, questo è tutto! Qualcuno di voi lo ha già letto? Che ne pensate?
Oggi vado di corsa (strano eh) ma prima di buttarmi tra le mie scartoffie
vorrei lasciarvi la recensione del libro che ho appena finito.
Da qualche mese avevo in casa il secondo libro della serie
Virals, acquistato su Libraccio a metà prezzo.
I Virals: Tory, Hi, Ben e Shelton. Una ragazza e tre ragazzi, un gruppo di amici, o meglio un branco. Sì, un branco, perché Tory (nipote della celebre antropologa forense Temperance Brennan) e i suoi amici hanno contratto un virus da un lupo, che ha amplificato i loro sensi. Un potere inquietante che vogliono tenere segreto, ma che può rivelarsi di grande aiuto nei momenti difficili. E questo lo è di sicuro, perché l'istituto di biologia marina di Morris Island in cui lavorano i loro genitori è sull'orlo della chiusura. Non ci sono più fondi, e per i Virals significa doversi separare. Ma loro non vogliono e non possono rassegnarsi: pur di trovare la somma necessaria a salvare il centro di ricerca farebbero qualunque cosa. Perciò partono per una nuova avventura sulle tracce del tesoro di Anne Bonny, celebre piratessa vissuta nel Settecento. Sembra pura follia, e forse lo è, perché un'impresa del genere può costare la vita...
Del primo libro mi ero assolutamente innamorata, pertanto
non vedevo l’ora di leggere anche il seguito.
Per fortuna anche questo secondo volume ha soddisfatto le
mie aspettative. La Reichs, come ho già detto diverse volte, è una vera e
propria garanzia.
Il libro riparte esattamente dal punto in cui si era
interrotto il primo, ma posso assicurarvi che se non avete letto quello, potete
comunque leggerlo. Tutto viene abilmente spiegato nelle prime pagine, la Reichs
fa un riassunto dettagliato su chi e cosa sono i Virals, e su che cosa è
capitato a questo strano gruppo di adolescenti.
Quello che più mi è piaciuto di questo secondo volume è che
mi sono trovata di fronte ad una fantastica caccia al tesoro. Per i nostalgici
dei film tipo “I Goonies” questo libro è perfetto.
Prendete una mappa del tesoro, diversi enigmi da risolvere,
caverne misteriose e un’infinita serie di avventure e farete della sottoscritta
una donna felice.
Il libro è divertente, fresco e dal ritmo incalzante. Tory e
i suoi amici sono degli adolescenti che si comportano come tali, in questo
libro non troverete drammi amorosi, o ragazzi di quindici anni che parlano come
quarantenni (finalmente!!).
Come vi dicevo, tutta la parte che riguarda la ricerca del
tesoro della famosa piratessa Anne Bonny è assolutamente entusiasmante. Con un
linguaggio semplice, e adatto ai più giovani, la Reichs è riuscita a riportami
indietro con gli anni.
Mi sono ricordata di quella sera, quando poco più che
dodicenne, rimasi incanta da uno dei film più divertenti mai visti, “I Goonies”appunto.
E’ l’autrice stessa che in alcuni passaggi del libro fa
riferimento a questo film, forse proprio per rendere omaggio allo stesso.
Se è l’avventura che state cercando, condita con un pizzico
di ironia, e una lettura veloce e leggera, allora questo libro fa per voi!
Oggi è una splendida giornata, prima di tutto perchè fuori c'è il sole e in secondo luogo perchè sono in ferie! Avevo bisogno di una giornata di puro relax e me la sono presa.
Detto questo, oggi ritorna la rubrica (che non pubblicavo da un po') di cucina
"Cosa mangiamo oggi?".
Come potete leggere dal titolo parliamo di verdure. Lo so, le verdure non piacciono a tutti, alcuni scappano solo a sentirne parlare, ma vi giuro che i due piatti che sto per presentarvi sono davvero buoni.
Partiamo dalle materie prime: Broccoli e Asparagi
Siete ancora lì? Non siete scappati vero?
Sì, avete ragione, i broccoli emanano un cattivo odore.. ma alla fine un po' di sacrificio vale la pena.
Prima di tutto dovete tagliare i broccoli a pezzetti, eliminando il gambo, lavarli e metterli nell' acqua a bollire.
Provando la cottura con una forchetta (il broccolo deve risultare morbido al tocco) scolate i broccoli e lasciate raffreddare.
Una volta freddi, tagliare il tutto in pezzetti ancora più piccoli e metterli una padella con un filo d'olio e una bella passata di pepe. Io solitamente non uso sale, perchè poi andrò ad aggiungere le alici al composto, come nelle foto che seguono:
Mentre il composto acquista sapore, far bollire a parte l'acqua (io utilizzo quella dove ho cotto i broccoli, così la pasta risulta più saporita) e versare la pasta. Questo è il risultato:
Per quanto riguarda gli asparagi, che in casa mia adoriamo, vi lascio una ricetta semplice e veloce. Prima di tutto dovete tagliare il gambo, cioè la parte più dura.. quella bianca per intenderci. Fate bollire gli asparagi fin tanto che non si saranno cotti per bene.
A questo punto potete utilizzare i seguenti ingredienti:
- Asparagi bolliti
- Prosciutto cotto
- Formaggio grattato
- Sottilette
Componendo i vari strati (io ne ho fatti due) otterrete il seguente tortino:
Passate il tutto in forno a 150/170 (dipende dal vostro forno) per circa 20 minuti, fin tanto che sottilette saranno ben sciolte e la parte superiore avrà formato una leggere crosticina.
Ecco qui, queste sono le mie ricette a base di verdure.
Se non siete ancora convinti, vi rimando a questi link che vi aiuteranno a capire quanto possono essere salutari queste verdure:
Quale appuntamento abbiamo oggi? Ovviamente quello con la nostra amata Rubrica "Ritratto di Signora"
Questo mese è la nostra Miki ad intrattenerci, con un ritratto (o per meglio dire più ritratti) simpatico e divertente, ma al tempo stesso attualissimo!
Buona Lettura
"In casa mia siamo sempre stati
tecnologicamente arretrati, tanto che il primo videoregistratore è arrivato
alla vigilia del debutto del lettore DVD. Ciò ha fatto in modo che mentre le
mie amiche e compagne di scuola guardavano incantate le versioni animate della
Disney, io mi “accontentavo” di leggere le fiabe che avevano come protagoniste
dolci, disarmate e sospiranti fanciulle. Ricordo chiaramente come già allora la
mia mente di bambina fosse più attratta e stimolata da protagoniste attive e
scaltre come ne “Il diavolo dal naso d’argento” di Italo Calvino, in cui la
fanciulla riesce, da sola, a liberare se stessa e le sue sorelle e fare ritorno
a casa, sconfiggendo il diavolo. Una sorta di Barbablù senza il solito intervento provvidenziale di altri uomini.
La adoravo! E sì, questo era il genere di letture che facevo da piccola.
Con gli anni poi, ho voluto
recuperare la mia lacuna, andando a
guardare tutti i capolavori Disney e arrivando alla conclusione che dal 1937,
anno di uscita di Biancaneve e i sette nani, ad oggi, la figura della
principessa è notevolmente cambiata, mostrando via via caratteristiche e
racchiudendo valori più in linea con il ruolo della donna nella società del
tempo.
Ho deciso di scrivere questo
particolare Ritratto, dopo aver visto, a distanza di breve tempo, The Brave e
Frozen ed essere rimasta letteralmente incantata da Merida ed Elsa. Ma prima di
parlare di loro, vorrei rapidamente spendere una parola su coloro che le hanno
precedute.
“Quando la regina si punse un dito, desiderò ardentemente una bambina
che avesse la pelle candida come la neve, le guance rosse come il sangue ed i
capelli neri come l’ebano.” Detto fatto! Alla faccia delle migliori tecniche
di ingegneria genetica! Biancaneve era bellissima. Orfana di madre, che muore
di parto, ma bellissima. Cresce, bellissima, nonostante le angherie di una
matrigna malvagia che la riduce ad una sguattera. Ma la piccola accetta di buon
grado, remissiva ed ubbidiente, ogni vessazione, cantando agli uccelli e
parlando agli animali, che nemmeno San Francesco. Ed è proprio la sua bellezza
la più grande minaccia per la regina e tale bellezza deve essere mortificata,
annientata. Sappiamo tutti come prosegue… Biancaneve si ritrova a fare da
sguattera ai sette nani. Bel cambiamento! E badate bene, si tratta di sette
piccoli e innocui uomini, altrimenti sarebbe stato sconveniente. Se di
Biancaneve si esalta solo la bellezza per tutta la durata del film, un motivo ci
sarà e probabilmente è perché non brilla per acume, ops, scusate, ingenuità,
lei è ingenua, talmente ingenua che accetta di buon grado la mela dalla prima
vecchina inquietante che si presenta alla finestra. Ma d’altronde, non aveva
avuto una mamma che le insegnasse di non accettare nulla dagli sconosciuti.
Biancaneve muore, o almeno così sembra, punita per aver dato un morso ad una
mela. Vi ricorda niente?
I nani sconvolti e addolorati al solo pensiero di doversi lavare nuovamente le
mutande, la espongono all’interno di una teca di cristallo – inquietante - affinché la sua bellezza – aridaje – rimanga
immutata nel tempo.
Ora, dal mio punto di vista, la cosa poteva anche finire qui, e invece no!
Arriva lui, egli, isso, sul suo
bianco destriero che con un bacio di vero amore – eh? – riporta alla vita la
bellissima principessa e vissero felici e contenti.
Passano gli anni, siamo al 1950,
e arriva Cenerentola sul grande schermo. Purtroppo le cose non cambiano poi
molto. In questo caso è anche peggio: di questa bellissima fanciulla non si
saprà mai nemmeno il nome, ma solo il nomignolo affibbiatole dalle brutte e
arcigne sorellastre. Cenerella è una creatura ultraterrena, diciamo anche un’
extraterrestre, che si sveglia all’alba con il sorriso sulle
labbra, ridacchia
deliziosamente quando gli uccellini le riversano una cascata di acqua fredda in
testa a mo’ di doccia e ha per migliori amici deliziosi topastri grigi per i
quali ha subito pronti minuscoli abitini su misura. Mentre le sorellastre
starnazzano e strimpellano davanti ad un esimio maestro di musica, Cenerella
lava il pavimento cantando come nemmeno Katia Ricciarelli. Quando arriva
l’invito per il ballo di Corte, in casa vi è grande fermento e tutte vogliono
andare a vedere il principe.
Si affaccia quindi la prospettiva
di rimanere in casa DA SOLA senza tre psicopatiche che le fanno svuotare il
vaso da notte (lo so, nel cartone la scena non c’è, ma fidatevi a quei tempi
era così!) e Cenerella che fa? Scappa? Ne approfitta per riposarsi in uno dei
morbidi letti? Ma assolutamente no! Anche lei DEVE andare al ballo a conoscere
il principe, che ovviamente rimane folgorato da tanta bellezza, talmente folgorato
che quando, scarpetta in mano, si presenta alla porta, non riconosce
assolutamente in quella sguattera dimessa la meravigliosa fanciulla con cui ha
ballato tutta la notte, no. Ma quando lei infila il piccolo e grazioso piedino
nella calzatura di cristallo (e questo la dice lunga anche sul peso di
Cenerella!), SBAM!, eccolo lì, l’amore vero… E vissero tutti felici e contenti,
con una punta di feticismo.
Poi c’è Aurora, 1959… Lei è la
mia “preferita”, un’eroina a tutti gli effetti, artefice del proprio destino.
Infatti che fa per tutto il film? Dorme!
Andiamo avanti…
La Sirenetta, 1989, è stato il
primo film Disney che ho visto da bambina e, ovviamente, l’ho amato. Quando
andavo a casa della mia amica Checca, ci piazzavamo davanti alla televisione,
lei compiva quella piccola e per me sconosciuta magia di inserire una cassetta
nella bocca del registratore e dare inizio all’incanto. Colori meravigliosi,
musiche coinvolgenti, personaggi divertenti e un principe che ci faceva
sospirare.
Ariel segna già una linea di demarcazione abbastanza netta; è una sirena
adolescente, con tutte le inquietudini proprie dell’età: insoddisfazione,
ribellione alla figura genitoriale (non esistevano le mamme nei cartoni Disney,
facciamocene una ragione!), sensazione di inadeguatezza, voglia di scappare. Tutto ciò, per lei, si concretizza nell’avere le gambe e nel poter visitare il mondo umano. Ed è talmente grande la sua voglia di farlo che si innamora della prima statua che le capita davanti. Eric, in effetti, è perfetto: è belloccio, erede al trono, onesto, lavoratore e c’ha i cipiti in bella vista. Non ha un bianco destriero ma è affiancato da un grande e grosso pelosone slinguazzante che ci piace tanto.
E per la prima volta, udite udite, è lei a salvare lui, che rintronato e
moribondo, invece di sputacchiare acqua e sabbia, rimane estasiato dalla
bellezza e dalla voce di colei che lo ha riportato alla vita. Perché Ariel
canta, e divinamente anche. Avevate qualche dubbio?
Per questo, quando Eric se la ritrova davanti, mezza nuda ma muta, non
riconosce in lei la sua salvatrice. E da qui comincia forse la parte più bella
del film, la storia di due persone che vogliono conoscersi, che cercano di
capirsi e comunicare, ok tra grandi occhioni e ciglia che sbattono, ma sempre
meglio del bacio del vero amore dato da uno sconosciuto con cui si passerà il
resto della propria vita! Il vissero felici e contenti, insomma, è abbastanza
guadagnato.
Nel 1991 vado al cinema per la
prima volta, con la scuola, a vedere La Bella e la Bestia. Mi commuovo solo al
ricordo. Entrai euforica e ne uscii estasiata. Da allora e per tantissimo
tempo, Belle è stata senza ombra di dubbio la mia principessa preferita e, in
generale, la storia raccontata è tra le più belle del mondo delle fiabe. Sì,
Belle è bella e canta e ha un certo feeling con gli animali, non è una
sguattera anche se si occupa amorevolmente dell’unico genitore che le è
rimasto. La mamma? No, ovviamente, lo strambo papà. Ma… lei legge!!!
Per la
prima volta si fa un qualche riferimento all’attività cerebrale femminile. Se
non è un traguardo questo. Ama i libri, ama le storie avventurose e si rifugia
tra le pagine per sfuggire alla monotona vita di un paesino di provincia che la
considera strana.
Ed è proprio il suo coraggio e la voglia di avventura che la
portano a sacrificarsi per salvare suo padre dalle grinfie di un’orrenda e
disumana bestia, che lei teme sì, ma che ha il coraggio di sfidare e
contraddire, dalla quale ha il coraggio di scappare. La sua curiosità, unita alla bontà d’animo
(beh, sempre di Disney si tratta) la spingono a non fermarsi all’apparenza ed a
cercare l’uomo nel mostro. Non voglio addentrarmi nella cosiddetta sindrome
della crocerossina e nella, spesso malsana, convinzione delle donne di poter
cambiare gli uomini, soprattutto quelli violenti, ma, volendo essere
eccessivamente critici, si potrebbe parlare anche di quello. Una cosa è certa,
la bestia è affascinata da Belle, dalla sua caparbietà, dalla sua franchezza;
cerca di compiacerla (le regala un’immensa biblioteca! No, parliamone…) e
comprende così profondamente il suo dolore che la lascia andare. Un atto
d’amore immenso e mai visto prima. Una delle scene che adoro è quando lei
stenta a riconoscere la sua bestia nel biondone tutto muscoli che le si
presenta davanti e se ne convince solo dopo averlo ritrovato nella bontà dei
suoi occhi. E vissero felici, contenti e innamorati.Davvero.
Da allora, le principesse Disney,
sono state sempre di più personaggi di spessore, con una personalità forte ed
una partecipazione attiva alla storia (probabilmente dovrei parlare
approfonditamente di Mulan, ma è il cartone che conosco di meno. Mea Culpa),
ma, fondamentalmente, l’amore tra un uomo ed una donna è sempre stato al centro
di ogni film.
Cosa cambia con The Brave e con
Frozen? La Disney finalmente rende protagonisti sentimenti mai approfonditi
prima e lo fa grazie ad eroine forti, determinate e indipendenti.
Merida si differenzia
notevolmente dalle altre principesse già solo per il suo aspetto fisico, che
non rientra assolutamente nei canoni delle bellezze Disney. Ha il volto
paffuto, gli occhi tondi, le vera
principessa e la grande sintonia con suo padre non fa che incoraggiare la
sua indole ribelle. Andare a cavallo, tirare con l’arco e ingozzarsi
sgraziatamente sono le sue attività preferite e per lei è una vera sofferenza anche
solo dover indossare abiti formali che la costringono e mortificano la sua
personalità. Potete immaginare la sua reazione quando viene annunciato un
torneo il cui vincitore potrà avere la sua mano. Contrariata è dire poco.
Merida è talmente incazzata che si presenta al torneo come partecipante:
lentiggini ed una massa di riccioli rossi,
indomabili e ribelli. Come lei. Non è aggraziata, non canta, non danza, non
suona uno strumento, non ricama egregiamente e non ha il minimo interesse ad
imparare tali arti. E’ indisciplinata ed in continuo contrasto con la madre.
Ebbene sì, dopo SETTANTASETTE anni, compare una mamma, con la quale Merida non
va assolutamente d’accordo. Lei è irriverente, ironica e iperattiva, mostra un
carattere che poco si addice ad una
“Io sono Merida, primogenita
discendente del clun Dun Rock e gareggerò per ottenere la mia mano!”
E la ottiene! Sbaragliando tutti
gli altri partecipanti e scatenando le ire della regina madre, con la quale ha uno
scontro violento che culmina con l’inevitabile scambio di frasi dettate dalla
rabbia e dal fatto che madre e figlia non si conoscono per niente. Ed è proprio
su questo rapporto che verte l’intero film, sulla mancanza di dialogo, sulla
convinzione di essere su posizioni diametralmente diverse e apparentemente
inconciliabili. Ed è solo quando le due donne sono costrette a stare insieme,
sono costrette a conoscersi e capirsi, che comprendono l’importanza che hanno
l’una per l’altra. Un film splendido, uno dei più belli tra i film Disney, un
film in cui finalmente l’amore, il principe ed il matrimonio non sono le uniche
possibilità per la protagonista di cambiare vita. E vissero felici e contenti?
Non lo so, ma una cosa è certa: vissero.
Probabilmente è stato il mio
grande desiderio di avere una sorella, magari al posto dei buzzurri
primogeniti, che mi ha fatto amare incondizionatamente Frozen, ultimo
capolavoro di casa Disney, ed Elsa, protagonista del film assieme ad Anna, sua
sorella, appunto.
Elsa è forse uno dei personaggi più tormentati, costretta a reprimere se stessa e la sua capacità di governare il ghiaccio fin da quando è una bambina e di vivere con il terrore di fare del male alle persone a cui vuole bene. Ciò la porta ad isolarsi e ad allontanarsi dalla sua amata sorella Anna, che non perde occasione di farle notare la distanza, soprattutto dopo la morte dei genitori (mbeh? Che volete? Dopo The Brave, in cui c’era sia una mamma che un papà, come minimo li dovevano accoppare entrambi. E difatti…). Elsa cresce sentendosi sbagliata, pericolosa, spaventata da quella che è la sua grande dote. E più la paura cresce, più tutto le sfugge letteralmente dalle mani. Ed è proprio per non fare del male e per non essere considerata un mostro che, esausta, scappa via, finalmente libera di essere se stessa:
Adoro questa sequenza e questa canzone. E’ il momento in cui Elsa realizza chi è veramente, capisce la portata dei suoi poteri e la capacità di realizzare cose belle, in sintonia con il freddo, con il ghiaccio e con la neve che tanto fanno parte di lei:
“The cold never bothered me anyway”
Ciò che continua a tormentarla è però la convinzione di non essere in grado di stare vicino alle persone senza fare loro del male, la convinzione che l’unico modo per essere se stessa è la solitudine:
Sarà l’amore a farle capire che
lei non è solo i suoi poteri; l’amore per sua sorella le rivelerà la sua
capacità di amare e di essere una persona migliore, per se stessa prima di
tutto.
Ora, ironia a parte, rimarrò
sempre affezionata alle principesse storiche e, quando capiterà l’occasione,
guarderò volentieri i capolavori che hanno segnato l’infanzia di tante bambine,
ma sono davvero contenta e soddisfatta dell’evoluzione di questi personaggi e,
se un giorno avrò una figlia, ma anche un figlio, preferirò senza ombra di
dubbio mostrare loro l’intelligenza di Belle, il coraggio di Mulan, la
determinazione di Tiara, la volontà di Rapunzel, la ribellione di Merida e
l’altruismo di
Elsa.
Miki
Che dire? Ringrazio Miki per questo meraviglioso viaggio, è stato bellissimo ripercorrere queste tappe insieme a lei.
Come sempre potete trovare il post sui seguenti blog: